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Eugenio Colmo GOLIA CHINA TAVOLA ORIGINALE PER LIBRO O RACCONTO FIRMATA

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Venditore: robric65 (2.000) 100%, Luogo in cui si trova l'oggetto: Borche, Spedizione verso: Worldwide, Numero oggetto: 302481827999 CHINA, PROBABILMENTE TAVOLA ORIGINALE ESEGIUTA PER I RACCONTI DELLA RIVISTA DONNA O LIBRO ILLUSTRATO, CM. 17,5X13 LA SOLA OPERA, APPLICATA SU CARTONCINO E DATO FISSATIVO PER UNA CORRETTA CONSERVAZIONE, PEZZO UNICO Saluti a TUTTI!!!! COLMO, Eugenio (noto con lo pseudonimo di Golia) di Rossana Bossaglia COLMO, Eugenio (noto con lo pseudonimo di Golia). - Nacque a Torino il 29 ottobre del 1885 da Francesco e Teresa Randone. Fu compagno di scuola di Gustavo (Guido) Gozzano, che ideò per lui, data la sua altissima statura, il soprannome di Golia; con tale soprannome, abbandonati gli studi di giurisprudenza, il C. iniziò la collaborazione a vari giornali umoristici in qualità di caricaturista; fino al 1911 tuttavia alternò la firma "Golia" con quella "Colmo". Nel 1904 era già direttore del Pasquino, incarico che tenne sino al 1906. Nel 1911 organizzò con G. Manca il I Salone internazionale dell'umorismo "Frigidarium" al castello di Rivoli (Torino: N. Salvaneschi, in Natura e arte, 1911, pp. 589 s.); nello stesso anno prese a disegnare per la rivista La Donna, alla quale avrebbe collaborato per un lungo periodo. Nel 1914, mentre avviava l'attività di illustratore di libri, specie per bambini (alcuni dei quali avrebbero avuto anche suoi testi), fondò assieme a V. Emanuele Bravetta, N. Caimi e Pitigrilli (R. Segre) il periodico satirico Numero, che svolse una vivace campagna interventista e poi di sostegno alla guerra. A Numero, che avrebbe cessato le pubblicazioni nel 1922, collaborarono le migliori firme della vignetta umoristica italiana, da Bonzagni a Tofano. Nel 1915 il C. aveva sposato Lia Tregnaghi; con questa, nel dopoguerra frequentò spesso gli ambienti artistici parigini; nel 1925 marito e moglie parteciparono a Parigi alla Esposizione internazionale di arti decorative, lei con la produzione del Laboratorio di ricamo che aveva fondato, lui con una serie di ceramiche decorate soprasmalto che gli valsero una medaglia d'oro (L'Italia all'esposizione..., Parigi 1925, pp. 3, XX, 81). L'attività di ceramista, iniziata nel '22, si protrasse ancora per qualche anno, con la realizzazione totale di circa duemila pezzi. Dopo il 1921 il C. si diede anche all'ideazione di manifesti e di grafica pubblicitaria, campo nel quale aveva già dato qualche saggio nell'anteguerra; nel '28 vinse il concorso per il manifesto celebrativo del decennale della vittoria. Sino al 1940 continuò le sue molteplici attività, lavorando per varie case editrici e non conoscendo calo di fortuna. Ma nel 1941 la sua vita conobbe drammatiche sventure: la morte della moglie e la distruzione del suo studio per un bombardamento a Torino con relativa perdita di gran parte della sua produzione. Ritiratosi in Alba (Cuneo), il C. visse alcuni anni inattivo; nel 1944 tornò a Torino, trovò un'occupazione come direttore dell'ufficio vetrine della Gazzetta del popolo e nello stesso anno conobbe Alda Besso che, divenuta la sua seconda moglie, lo spronò a riprendere in pieno la sua attività. Il C. ricominciò a disegnare e si applicò anche alla pittura; realizzò opere (bambole caricaturali) insieme con la moglie. Nel '48 tenne l'insegnamento di figurino teatrale nei corsi E.N.A.L.C. (Ente naz. di addestramento al lavoro commerciale). Morì a Torino il 15 sett. 1967. Il C. ha un posto preciso nella storia del disegno caricaturale italiano, e anche nel disegno di moda. Artista colto, egli guardò soprattutto alla vignetta mitteleuropea e fece tesoro, come è già stato osservato, dello stile del norvegese O. Gulbransson; non si esclude per altro un'attenzione alle caricature teatrali di L. Cappiello. Fra gli italiani, sembra che egli abbia tenuto presente, agli esordi, le vignette di Augusto Majani; più avanti si possono notare scambi reciproci con la maniera di Aroldo Bonzagni; la serie di circa sessanta cartoline disegnate nel 1901 (inedite, ma qualche esemplare era esposto alla Mostra del Liberty italiano, 1972-73: catal.) tradiscono un largo giro d'influenze, fors'anche dalla contemporanea grafica modernista americana. Tuttavia lo stile del C. è autonomo e inconfondibile, vigoroso e sapido, ma non acre e anzi capace di passare senza scosse dalla stifizzazione caricaturale al figurino. Nel decennio '20-'30 la mano acquista una garbata speditezza alla francese; la vignetta di Golia guarda a Lepape e si qualifica nell'ambito del gusto déco: specialmente felici il manifesto per il marsala Gambina e la grafica (anche figurini), per la pellicceria Debenedetti. La produzione tarda, in particolare quella pittorica, rivela qualche fiacchezza e approssimazione. Il fratello maggiore del C., Giovanni, nacque a Torino il 13 maggio 1867.

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